Chi ha paura dei dvr

14 novembre 2004

Una ricerca dell'American Advertising Federation ha scoperto che oltre i tre quarti dei professionisti della pubblicità che ha intervistato pensano che i digital video recorder avranno un effetto significativo anche se non drammatico sulla nascita di nuovi metodi per fare pubblicità in televisione.

In particolare, i 121 responsabili di progetti e aziende della pubblicità che sono stati intervistati, pensano in larga maggioranza che a soffrire di più dall'avvento massiccio dei dvr saranno gli spot da 30 secondi. Il 55 per cento di coloro che hanno risposto all'inchiesta dell'American Advertising Federation ritiene che a fronte di un calo nel ricorso ai tradizionali spot brevi ci sarà probabilmente un aumento di forme innovative o alternative di pubblicità, come la sponsorizzazione di programmi o la vendita diretta. Anche se queste trasformazioni non avverranno in modo drastico ma gradualmente.

I dvr sono considerati come un fattore di cambiamento più importante nel 2004 di quanto non avvenisse nel 2003. Il numero di coloro che pensano che tutta la storia dei dvr e del loro impatto sulla pubblicità televisiva sia esagerata è dimezzato in un anno, arrivando al 12 per cento dei rispondenti. E curiosamente questo è avvenuto mentre le società di ricerche di mercato affinavano e abbassavano le loro previsioni. Jupiter Research in particolare ha cambiato le sue previsioni spostando dal 2004 al 2006 l'anno in cui prevede che si raggiungerà la soglia di 17 milioni di famiglie con dvr negli Stati Uniti.

È tutt'altro che dimostrato, peraltro, che i consumatori riescano davvero a saltare la pubblicità attraverso l'uso dei dvr. Quello che è chiaro è che chi li possiede ne fa larghissimo uso anche nel tentativo, dichiarato anche se non sempre riuscito, di saltare al pubblicità. Uno studio del Myers Group aveva registrato un 62 per cento di utilizzatori di dvr che cercano di registrare i programmi in modo da saltare la pubblicità e se non ci riescono usano il fast forward per non guardarla. Insomma: il fenomeno è tecnicamente meno chiaro di quanto non si pensi di solito. Ma i pubblicitari lo temono. E questo è già un fatto importante per immaginare che la pubblicità potrebbe essere di fronte a grandi cambiamenti.

Luca De Biase - 14 novembre 2004