La lotteria delle impronte digitali per i giornalisti che vanno in America
Una volta che gli americani ci ammettano negli Stati Uniti, con tanto di visto speciale per giornalisti, le nostre impronte digitali vengono registrare su uno skanner. Non è una cosa priva di conseguenze.
Il fatto è che lo studio delle impronte digitali via skanner è tutt’altro che privo di difetti.
E i giornalisti potrebbero essere infilati in un incubo che non si sognano neppure di immaginare
Lo dimostra la storia delle indagini che sono state condotte prima dell’attacco a Madrid che ha provocato 200 morti e 1.800 feriti.
A quanto risulta ed è stato riportato da The Register prima degli attentati di Madrid le autorità spagnole hanno trovato una sacca di esplosivi con molte impronte digitali. Le hanno analizzate e inviate per confronto all’Fbi.
I servizi americani hanno reagito immediatamente. Hanno controllato le foto delle impronte digitali trasmesse dagli spagnoli con quelle digitalizzate nella loro banca dati. E hanno trovato due corrispondenze perfette. Tanto da rispondere alle autorità spagnole: “Abbandonate le ricerche. Abbiamo trovato i colpevoli”.
I “colpevoli” erano un avvocato dell’Oregon e un ex impiegato dei servizi americani. Che naturalmente si rivelarono in seguito completamente innocenti.
Ma la storia è istruttiva. Perché gli americani credono tanto alle foto skannerizzate di impronte digitali registrate nei loro data base da trarne convinzioni tanto granitiche da bloccare le indagini di polizie straniere che combattono il terrorismo. Ed è istruttiva anche perché quelle convinzioni granitiche degli americani possono essere totalmente sbagliate.
Noi giornalisti che andiamo in America dobbiamo depositare le nostre impronte digitali. Ed entriamo in una lotteria alla rovescia: speriamo che il nostro numero non esca in una delle indagini che porteranno gli americani a farsi delle granitiche convinzioni sbagliate sul nostro conto.
http://www.theregister.co.uk/2004/05/28/terror_technology/
Luca De Biase – 29 maggio 2004